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    April 04

    Identikit di un amministratore

    Sant'Andrea - Elezioni comunali 2010
     

    Tra circa un anno gli andreolesi saranno chiamati a scegliere gli amministratori per il quinquennio 2010-2015, in quest'articolo vorrei delineare le caratteristiche che dovrebbe avere chi si candida a guidare un amministrazione, almeno secondo la mia personale convinzione.
    I requisiti che vado ad elencare e che si aggiungono ovviamente a quello basilare che è l'onestà, dovrebbero essere propri di sindaco e assessori, ma non guasterebbero neanche nei semplici consiglieri comunali.
    Tralasciando in questa fase le idee programmatiche, vorrei concentrarmi su tre requisiti:

    Il primo, il più ovvio è la capacità e con questa definizione non s'intende per forza il titolo di studio, l'essere avvocato piuttosto che ingegnere oppure essere laureato piuttosto che diplomato

    .

    Il secondo requisito è l'assoluta trasparenza in tema di conflitti d'interessi, ciò significa non essere il proprietario di latifondo piuttosto che di un'impresa edile o grosse attività similari, cosi come significa non avere interessi in soggetti che beneficiano di contributi comunali o possano trarne beneficio diretto, quindi non essere negli organismi di una congrega, di un'associazione di volontariato, nella dirigenza di una squadra sportiva o di un associazione culturale e in generale di qualunque soggetto che possa trarre un diretto beneficio economico da una delibera o altro atto.
    L'amministratore deve lavorare in sinergia con questi soggetti, valorizzarne le peculiarità, nel campo delle tradizioni, della cultura, dello sport e del volontariato, ma senza farne parte direttamente o indirettamente, affinché non ci siano ombre, affinché non vengano fatti figli e figliastri tra questo e quel soggetto.

    Il terzo ed ultimo requisito, non certo il meno importante, è l'entusiasmo e la disponibilità a mettere in secondo piano tutti gli altri aspetti della vita sociale e dedicarsi prevalentemente ad amministrare il comune nell'interesse generale. Se intesa in tal senso, l'attività di amministratore più che un onore sarà un onere e chi vuole amministrare deve dimostrare spirito di sacrificio.
    La poltrona in giunta non è un luogo dove pavoneggiarsi ma un luogo dove lavorare per il paese.

    Per concludere ed evitare che questo mio articolo e la richiesta di queste caratteristiche nei futuri amministratori possano far credere al malpensante di turno che ci sia una qualche ambizione personale per la prossima tornata elettorale, resta da precisare che il sottoscritto non è candidabile per propria ferma e inamovibile volontà, e per totale mancanza del terzo requisito e ahimè (spero solo in parte) del primo.


    Credo quindi, con obbiettività, di potermi permettere alcune considerazioni conclusive:

    Esiste a S.Andrea un gruppo di persone possibilmente giovani (intorno ai 30 anni magari anche meno) che abbiano queste doti?
    Ed esistono nell'ambito politico della sinistra andreolese?
    Credo proprio di si, e se verrà data loro la possibilità di venir fuori, al fianco di (al massimo) un paio di persone con più esperienza, quindi in definitiva rinnovando, ci sarà la possibilità di un altra e nuova "primavera" per Sant'Andrea, comunque la si vorrà chiamare.

    October 19

    Letture consigliate

    Inchiesta sul cristianesimo. Come si costruisce una religione

    Un saggio di Corrado Augias, Remo Cacitti
    276 pag. - Edizioni Mondadori 2008

    È sufficiente leggere la Premessa di Augias sotto riportatata per rendersi conto del lavoro di ricerca e della serietà dell’indagine condotta senza la minima intenzione dissacratoria, né con la volontà di dare avvio a una crociata, ma semplicemente di sottoporre i risultati di anni di studio all’attenzione dei lettori. Il saggio è un lungo dialogo tra Augias e Remo Cacitti, docente di Letteratura cristiana antica e di Storia del cristianesimo antico alla Facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università degli Studi di Milano. Dato che Gesù, per riprendere le parole con cui si apre il libro, "non ha mai detto di voler fondare una religione" la domanda legittima che ci si pone è: com’è nato il cristianesimo?

    PREMESSA - CHE COSA GESÙ NON HA DETTO



    Gesù non ha mai detto di voler fondare una religione, una Chiesa, che portassero il suo nome; non ha mai detto di dover morire per sanare con il suo sangue il peccato di Adamo ed Eva, per ristabilire cioè l'alleanza fra Dio e gli uomini; non ha mai detto di essere nato da una vergine che lo aveva concepito per intervento di un dio; non ha mai detto di essere unica e indistinta sostanza con suo padre, Dio in persona, e con una vaga entità immateriale denominata Spirito. Gesù non ha mai dato al battesimo un particolare valore; non ha istituito alcuna gerarchia ecclesiastica finché fu in vita; mai ha parlato di precetti, norme, cariche, vestimenti, ordini di successione, liturgie, formule; non ha mai pensato di creare una sterminata falange di santi. Non è stato lui a chiedere che alcuni testi, i vangeli, riferissero i suoi discorsi e le sue azioni, né ha mai scritto personalmente alcunché, salvo poche parole vergate col dito nella polvere. Gesù era un ebreo, e lo è rimasto sempre; sia quando, in Matteo 5,17, ha detto: «Non pensiate che io sia venuto ad abolire la Legge o i profeti; non sono venuto per abolire ma per dare compimento»; sia quando, sul punto ormai di spirare, ha ripetuto l'attacco straziante del Salmo 22: «Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?».
    Davanti a queste incontestabili verità sorge con forza la domanda, la curiosità di sapere: ma allora com'è nato il cristianesimo? Chi e quando ne ha stabilito norme e procedure, riti e dogmi? Gesù non ha mai pensato di rendere obbligatori un comportamento o una verità certificati per decreto. Ha esortato, ha pregato, ha dato l'esempio. Soprattutto, nulla era più lontano da lui di una congerie di leggi, un'organizzazione monarchica, uno Stato sovrano dotato di territorio, moneta, esercito, polizia e giurisdizione, sia pure ridotti - ma solo dopo aspre lotte e secoli - a dimensioni simboliche. Torna di nuovo la domanda: ma allora chi ha elaborato tutto questo? perché? quando?
    La vicenda del cristianesimo, ricostruita nel suo effettivo svolgimento secondo le leggi della ricerca storica e non della teologia, rappresenta una complessa avventura umana ricca di drammi, di contrasti, di correnti d'opinione che si sono scontrate sui piani più diversi: la dialettica, l'invenzione ingegnosa, la ricostruzione ipotetica di eventi sconosciuti a costo di affrontare i più inverosimili paradossi; l'amore per gli uomini, certo, nella convinzione di fare il loro bene, ma anche gli interessi politici, gli arbitrii e gli inganni; non di rado l'opposi¬zione al mutamento spinta fino allo spargimento di sangue.
    In breve: se si esaminano i fatti con la sola ottica della storia, nulla distingue la lenta e contrastata nascita di questa religione da quella di un qualsiasi altro movimento in grado di smuovere coscienze e interessi, di coinvolgere la società nel suo insieme e le singole persone che nella e della società vivono. Sigmund Freud ha scritto nel suo L'avvenire di un'illusione: «Dove sono coinvolte questioni religiose, gli uomini si rendono colpevoli di ogni sorta di disonestà e di illecito intellettuale». Forse l'espressione è eccessiva, nel senso che non sempre e non per tutti è stato così. E, se di disonestà si può parlare, si è spesso trattato di una «disonestà» particolare, concepita cioè per offrire agli esseri umani una consolazione che la vita raramente concede. Di sicuro, però, è vero il reciproco della frase di Freud e cioè che la ricerca storico-scientifica, condotta con criteri rigorosi, obbedendo solo alla propria deontologia, esclude ogni «disonestà», il suo fine essendo di arrivare a risultati certi. Momentaneamente certi, aggiungo. Certi, cioè, fino a quando altre ricerche, altre scoperte, altri documenti falsificheranno quei risultati per proporne di nuovi.

    © 2008, Mondadori

    October 11

    Potere e riforma della scuola

     

    La previsione in un discorso di Piero Calamandrei del 1950. Con una postilla, necessaria per i tempi mutati

     

    Facciamo l'ipotesi, così astrattamente, che ci sia un partito al potere, un partito dominante, il quale però formalmente vuole rispettare la Costituzione, ma la vuole violare in sostanza. Non vuol fare la marcia su Roma e trasformare l'aula in alloggiamento per i manipoli; ma vuol istituire, senza parere, una larvata dittatura. Allora, che cosa fare per impadronirsi delle scuole e per trasformare le scuole di Stato in scuole di partito? Si accorge che le scuole di Stato hanno il difetto di essere imparziali. C'è una certa resistenza; in quelle scuole c'è sempre, perfino sotto il fascismo c'è stata. Allora, il partito dominante segue un'altra strada (è tutta un'ipotesi teorica, intendiamoci). Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. A "quelle" scuole private. Gli esami sono più facili, si studia meno e si riesce meglio. Così la scuola privata diventa una scuola privilegiata. Il partito dominante, non potendo trasformare apertamente le scuole di Stato in scuole di partito, manda in malora le scuole di Stato per dare la prevalenza alle sue scuole private. Attenzione, amici, in questo convegno questo è il punto che bisogna discutere. Attenzione, questa è la ricetta. Bisogna tener d'occhio i cuochi di questa bassa cucina. L'operazione si fa in tre modi: ve l'ho già detto: rovinare le scuole di Stato. Lasciare che vadano in malora. Impoverire i loro bilanci. Ignorare i loro bisogni. Attenuare la sorveglianza e il controllo sulle scuole private. Non controllarne la serietà. Lasciare che vi insegnino insegnanti che non hanno i titoli minimi per insegnare. Lasciare che gli esami siano burlette. Dare alle scuole private denaro pubblico. Questo è il punto. Dare alle scuole private denaro pubblico.

    Discorso pronunciato al III Congresso in difesa della Scuola nazionale a Roma l'11 febbraio 1950

    *Postilla

    Nel sistema politico berlusconiano non c’è bisogno di una scuola di partito. Anzi, c’è già: è costituita dal monopolio massmediatico, che è da qualche decennio la vera scuola degli italiani. Basta ridurre via via il peso della scuola pubblica. Ci sono vicini, se non ci opponiamo.

    September 30

    Domenica 5 ottobre la Prima Passeggiata Ecologica d’Autunno – “Puliamo la spiaggia”

    Domenica 5 Ottobre la Prima Passeggiata Ecologica d’Autunno – "Puliamo la spiaggia"

    L’opportunità di contribuire a mantenere pulita la spiaggia di S. Andrea, l’occasione per un momento d’incontro e amicizia, tutto all’insegna della tutela dell’ambiente.E’ questo lo spirito della prima "Passeggiata Ecologica". L’appuntamento è per domenica mattina alle 11:15, nel piazzale antistante il lido "La Sirena". Muniti di sacchetti e guanti (gentilmente offerti dalla ditta F.lli Nesticò) si effettuerà una pulizia, dai rifiuti di vario genere, del litorale andreolese, nel tratto compreso tra i lidi "Jungle Beach" e "Taverna". La cittadinanza è invitata a partecipare.

     

     

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    August 08

    Sit-in di protesta al vallone di bruno

    Sit-in di protesta al vallone di bruno contro l'occupazione abusiva di 13 ettari di demanio
    DOMENICA MATTINA ALLE 10
    May 14

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